Esiste, nella vita di ogni individuo razionale, quel preciso momento in cui la logica abdica silenziosamente in favore dell'emozione. Nel mio caso, questo momento si è manifestato in un concessionario Renault, davanti a quella reinterpretazione contemporanea della R5 che ha innescato un cortocircuito cognitivo tanto imprevisto quanto irresistibile.
L'ironia della situazione non mi sfugge. Proprio io, scettico dichiarato della rivoluzione elettrica, mi ritrovo ora ad attendere la consegna di un'auto alimentata da batterie. Io, che sto studiando i bias cognitivi e l'euristica nei corridoi della LSE per il mio master, sono caduto nella più classica delle trappole emotive: l'acquisto nostalgico. Vorrei anche precisare che non si tratta di una scelta dettata da una coscienza ecologica ma dal fatto che la R5 termica, semplicemente. non esiste. Anche la Turbo 3 è solo ed esclusivamente elettrica, anche se ha 450CV.
La decisione è nata da due esigenze apparentemente razionali: sostituire la vecchia auto, ormai arrivata al capolinea dopo i canonici dieci anni di onorato servizio e destinata a non superare la prossima, inflessibile revisione dei severi ispettori svizzeri e trovare un modello compatto, adatto agli spazi urbani sempre più angusti. Criteri oggettivi, misurabili, pragmatici. Poi è apparsa lei, la Renault R5 E-Tech e ogni algoritmo decisionale costruito con cura si è dissolto come nebbia al sole.
È stato un riconoscimento istantaneo, quasi ancestrale. Quelle linee che richiamano gli anni '80, quel design che reinterpreta senza tradire, quel legame invisibile con l'adolescente che sono stato. La memoria emotiva ha preso il sopravvento, trasformando un'auto in un portale temporale. Non stavo più valutando un mezzo di trasporto, ma un ponte tra chi sono e chi sono stato.
Il prezzo? Decisamente elevato per un'utilitaria, lo ammetto senza esitazione, specie per chi, come me, le auto è abituato a pagarle subito, senza quelle odiose rate e finanziamenti deliranti. La razionalità economica protesterebbe vigorosamente, presentando grafici comparativi e calcoli di ammortamento che sconsigliano l'acquisto. Eppure, c'è qualcosa di liberatorio nel riconoscere che non tutte le nostre scelte possono o devono essere ottimizzate secondo parametri puramente logici.
La contraddizione in cui mi trovo immerso è quasi poetica: lo studente di bias cognitivi alla LSE che cade vittima del bias dell'ancoraggio emotivo. Potrei analizzare clinicamente il mio processo decisionale, individuando con precisione chirurgica ogni deviazione dalla razionalità ideale. L'effetto nostalgia, l'euristica dell'affetto, il pregiudizio di conferma che ha selezionato solo le recensioni positive.
Ma c'è una verità più profonda in questo paradosso. Le nostre decisioni, anche quelle apparentemente più irrazionali, rivelano aspetti di noi stessi che la pura logica non riesce a catturare. La mia attrazione per questa auto elettrica non è solo un cedimento emotivo, ma l'espressione di valori e desideri autentici: la ricerca di connessione con il passato, la curiosità verso il futuro, forse persino un inconscio desiderio di riconciliazione con un mondo in rapida evoluzione.
Tra qualche giorno ritirerò la mia R5. Inizierà allora la vera avventura, quella quotidiana, fatta di ricariche programmate, autonomia da gestire e nuove abitudini da costruire. Sarà la prova del nove, il momento in cui l'acquisto emotivo incontrerà la realtà pratica.
Sono curioso di scoprire se questo salto nel mondo elettrico confermerà o sfaterà i miei pregiudizi iniziali. C'è una certa ironia nel fatto che proprio io, così scettico, mi ritrovi ora nella posizione privilegiata di poter giudicare con cognizione di causa. Forse la vera razionalità non consiste nell'evitare le decisioni emotive, ma nell'accettarle consapevolmente, trasformandole in opportunità di apprendimento.
In fondo, anche la più metodica delle menti scientifiche deve arrendersi davanti a una verità fondamentale: siamo esseri complessi, in cui razionalità ed emozione danzano continuamente, a volte in armonia, altre in contrasto. E forse, in questa danza imperfetta, risiede la nostra più autentica umanità .
La R5 nel mio garage sarà più di un'auto: sarà un promemoria quotidiano di questa complessità , un monumento alla meravigliosa contraddizione che ci rende umani. E questo, a prescindere dall'autonomia della batteria, potrebbe essere il valore più duraturo del mio acquisto "irrazionale".